Reggio Calabria, 4 Marzo 2011.
Alla c.a.
Aldo Varano
Direttore zoomsud.it
Gentile Direttore,
come mia personale consuetudine, ho letto con grande attenzione il Suo editoriale su zoomsud.it (La
crisi del centro sinistra. Pd, Sel, Rc, Idv: la sindrome di Sansone che uccise tutti i filistei ), provando a
carpirne il significato più profondo, finanche le sfumature sottese. Sono righe pesanti, nel senso che
impongono una riflessione attenta, non possono piegarsi ad una prima lettura ma richiedono spazio e
tempo di valutazione supplementari. Perciò stesso, voglio cimentarmi nell’interlocuzione con le Sue
analisi, persuaso che esse siano importanti ancor più nelle contestazioni da muovere che nelle asserzioni
da condividere.
È vero, il popolo di centrosinistra – inteso nella sua vasta articolazione – è semplicemente smarrito. Non
capisce quanto di grottesco sta avvenendo nel sempre più sguarnito assembramento del centrosinistra
politico e partitico, e se lo capisce ne rifiuta la logica e la prospettiva. È un disagio vero, che viene da
lontano, un disagio che produce disaffezione alla politica, lontananza dai partiti e dai suoi (pseudo)
dirigenti, fino al rigetto vero e proprio dell’impegno e della militanza pubblica. Chi scrive, con tutta la
consapevolezza e tutta l’umiltà dei limiti che ne caratterizzano il protagonismo sulla scena politica, ha
più volte espresso la sua opinione fortemente critica sulla situazione del centrosinistra reggino. Sulle sue
ipocrisie strumentali. Sui suoi opportunismi senza respiro politico. Sulla sua sconnessione rispetto al
vissuto della società. Di più, chi scrive ha anche contestato – apertamente e pubblicamente – i “giochi
pericolosi” di molti dei suoi (potenziali) alleati, accusandoli di propensione alla sconfitta piuttosto che
di miseri interessi di bottega piuttosto ancora che di connivenza con l’avversario.
Su questo sfondo, con l’obiettivo di dare una scossa sostanziale al centrosinistra e di costruire una nuova
e matura alternativa politica, abbiamo deciso – sono quasi dieci mesi, ormai – di proporre una
candidatura a sindaco per Reggio Calabria, un progetto politico ed elettorale innovativo, un’idea di città
fattibile. Lo abbiamo fatto in maniera quasi irrituale, fuori dalle logiche usurate ed inutili della stanca
liturgia partitica, lo abbiamo fatto puntando sulla trasparenza e sul dialogo aperto con la città, senza rete
alcuna di protezione, esaltando e sublimando la partecipazione come valore in sé, come antidoto ai
vecchi schemi e alle vecchie logiche di potere. La candidatura di Massimo Canale rientrava (e rientra
ancora) nell’idea di un centrosinistra che deve mettere a valore tutte le sue esperienze e le sue pluralità,
che deve perseguire l’unità di tutte le sue energie nella politica come nella società, che deve delineare e
condividere una visione della nuova Reggio Calabria. In nessun caso, per quel che riguarda la mia
comunità e la mia organizzazione politica, Massimo Canale è stato strumento di battaglia interna alla
coalizione, pedina da muovere per meglio posizionarsi nei futuri assetti di potere del centrosinistra
reggino: sarebbe offensivo nei confronti della verità del nostro impegno degli ultimi mesi, sarebbe ancor
più offensivo riguardo l’intelligenza e l’autonomia di Canale stesso.
Non tutto il centrosinistra reggino è uguale, e le responsabilità meritano di essere ripartite in maniera
equa e proporzionale. Noi non abbiamo pensato, pregiudizialmente, che la partita per le amministrative
fosse completamente perduta: difficile e complicata sì, ma non impossibile. Ci siamo messi a lavorare
per tempo, con ampio anticipo, nel tentativo di aprire un dialogo vero con tanta parte della città di
Reggio Calabria, per recuperare alla nostra ragione pezzi di società e di comunità che – nelle scadenze
elettorali precedenti – avevano rifiutato il centrosinistra in quanto tale. Canale, e noi con lui, ha
perseguito un’interlocuzione vera con associazioni e organizzazioni sociali, con vertenze e realtà di
conflitto, con periferie e situazioni marginali, mettendo al centro della sua discussione pubblica il merito
dei problemi e la partecipazione dal basso. I programmi, il mito da tutti declamato e da (quasi) nessuno
sostanziato, Canale li ha esaltati come non mai, facendosi contaminare – di più: guidare – dal merito
delle questioni, dalle proposte per il futuro, dall’inclusione delle energie della società civile. Non tutto il
centrosinistra è uguale: noi abbiamo parlato e stiamo parlando della Reggio futura, noi abbiamo
praticato e pratichiamo la partecipazione democratica e l’apertura, noi abbiamo avuto e abbiamo
posizioni politiche coerenti e lineari. Canale, pur con tutti i limiti e le contraddizioni di un’esperienza
come la sua, ha saputo suscitare entusiasmi nascosti, ha saputo destare disponibilità e volontà a dir poco
intorpidite, e ne avremo dimostrazione con le liste che lo supporteranno nella sua sempre più probabile
competizione elettorale da candidato sindaco.
Ancora, non abbiamo avuto (e non abbiamo) alcuna presunzione di autosufficienza, alcuna arroganza
settaria. Non abbiamo mai inteso imporre la nostra candidatura e il nostro progetto, al contrario abbiamo
sempre parlato della costruzione di una coalizione la più ampia e plurale possibile. Perché nostro
obiettivo è essere in tanti, un gruppo forte e competitivo, il nostro obiettivo è battere gli avversari del
centrodestra, non certo vincere la battaglia al nostro interno (che orizzonte assai mediocre!). La nostra
richiesta di primarie, più volte manifestata, a questo serviva (e servirebbe ancora, eventualmente):
coinvolgere tutte le energie positive del centrosinistra, non imporre alcun passo indietro a nessuna di
queste energie, costruire una candidatura e un’alleanza unitarie e legittimate dal consenso del popolo di
centrosinistra. Sono stati altri, forse più interessati ai loro equilibri interni e alle dinamiche di potere
futuro, ad opporre rifiuti, reticenze, rinvii, chiusure, pregiudizi. Con il risultato che, ad oggi, Massimo
Canale è l’unica vera candidatura in campo e una coalizione unitaria di centrosinistra – di fatto – non
esiste.
Anche alla Provincia, ne faccio un passaggio rapido, abbiamo sostenuto e ribadito la necessità di
riproporre la candidatura del Presidente Morabito, affiancandolo con una squadra di centrosinistra
compatta e qualificata che fosse in grado di valorizzare il buon lavoro svolto negli ultimi anni a Palazzo
Foti e di proporre le giuste ipotesi di sviluppo per il futuro della provincia reggina e dei suoi tanti
territori. Nessun calcolo interno, nessun opportunismo particolare, nessun trasformismo di sorta:
soltanto la chiarezza dinanzi agli elettori e la volontà di parlare di questioni concrete. Responsabilità
nostra se, ancora oggi, la candidatura del presidente Morabito non è stata ufficializzata, se ancora oggi
non si conoscono le reali volontà di alcune forze politiche in merito all’alleanza di centrosinistra alla
Provincia? Ancora, ripetiamo, non tutto il centrosinistra è uguale.
E vengo alle conclusioni, Direttore. È pienamente legittimo, da parte Sua, pensare che tutti – nel
centrosinistra – soffrano della “sindrome di Sansone” e, stante la partita persa con il centrodestra,
preferiscano dedicarsi integralmente alla guerra interna per ottenere futuri guadagni dal punto di vista
elettorale. Così come è nella Sua facoltà parlare di una generale e generalizzata “fiera delle furbizie e
della vanità”, nella quale qualcuno è affetto dalla sindrome del candidato (abbia o meno le possibilità di
sostenere economicamente questa sua presunta sindrome, non è dato per noi preminente) o si dimostri
così ingenuo da sacrificarsi oggi per ipotetiche future compensazioni elettorali (come diceva il poeta, del
“diman non v’è certezza”). Tuttavia, però, occorre anche dimostrare che così è, occorre anche portare a
proprio supporto dati di fatto e situazioni reali, riconoscere che quanto è stato detto e fatto e proposto da
alcuni piuttosto che da altri sia in fondo parte della stessa responsabilità. A mio avviso, modesto ma
fermo avviso, così non è, perché vi è stato chi ha proposto una seria prospettiva politica e chi, al
contrario, è rimasto chiuso nel suo bozzolo senza alcun slancio verso la società. Ci sentiamo, perciò
stesso, sollevati? Godiamo, perciò stesso, di una consolatoria auto-assoluzione? Niente di tutto ciò,
l’esatto contrario, semmai: avvertiamo su di noi comunque il peso di una sconfitta, quella di non poter
offrire al nostro popolo la prospettiva politica che pure si meriterebbe. La stessa per la quale abbiamo
lavorato tenacemente, a partire dalla candidatura di Massimo Canale e dalla riproposizione del
Presidente Morabito. Ma, e questo lo pretendiamo, la realtà non è mai così rigidamente binaria e
manichea, del tipo o bianco o nero: vi sono sfumature varie, vi sono piegature le più diverse, e
vorremmo che fossero riconosciute per dare ad ognuno la sua giusta parte.
Con stima immutata.
Antonio Larosa – segretario provinciale PRC Reggio Calabria


























